E’ un numero particolare quello che state leggendo. La prima parte di AbruzzoèAppennino è straordinaria, come straordinari sono stati questi mesi. E’ dedicata al terremoto che ha colpito la provincia aquilana. Dopo tre mesi dalla fatidica data del 6 aprile, raccontare la tragedia dell’Aquila non è stato facile: perché tutto sembrava scritto, visto, descritto e fotografato. Eppure qualcosa ancora andava detto, s’intravedevano in controluce fotogrammi e istanti di vita da svelare, dietro le dichiarazioni responsabili, le parole esemplari, le immagini edificanti, oltre le buone pratiche della straordinaria macchina dei soccorsi galleggiavano facce, sguardi, silenzi, voci di una umanità desiderante, le tracce inespresse di una missione impossibile, la più difficile eppure la più necessaria e urgente: il desiderio di tornare alla normalità. A questo bisogno diffuso di normalità abbiamo dato cittadinanza, raccontando le storie delle persone, le vicende dei paesi, i paesaggi di una natura indomita (possente l’avrebbe definita il poeta) e, infine, il ritratto della città capoluogo. Una normalità declinabile, a portata di mano, semplice come può esserlo la vita che riprende: il commerciante che riapre la sua bottega; l’albergatore che ha scelto di vivere e lavorare nel cuore dell’Appennino; l’imprenditore che ha costruito il suo futuro, investendo intelligenze e risorse nel restauro di un intero borgo; la comunità di un intero paese che accompagna le reliquie della santa dopo il crollo della chiesa come se fosse una festa – e in fondo le feste questo sono: momenti collettivi di condivisione, fosse l’emozione di una gioia, la tristezza di una partenza o la trepidazione di un addio.
Nella seconda parte della rivista siamo tornati al consueto, abbiamo dato spazio agli itinerari, ai percorsi, alle piccole e grandi passioni che la nostra regione appenninica sa offrire, intessendo da sempre il paesaggio e le bellezze ambientali con le architetture dei borghi e dei centri più antichi, proponendo in un’unica e inconfondibile scenografia le tante manifestazioni e i diversi appuntamenti culturali, le tradizioni popolari, le miriadi di piccoli e diffusi incontri incentrati sui sapori enogastronomici più tipici.
E, infine, a proposito di eventi, l’attesa per l’arrivo del G8 all’Aquila da una parte, l’inaugurazione dei giochi del Mediterraneo dall’altra, sono un’occasione importante da non perdere, perché proiettano la nostra regione sul proscenio - come si dice in questi casi - internazionale, attraggono lo sguardo e gli occhi del mondo sulla terra abruzzese. Una terra viva e brulicante come non mai, la nostra terra madre, per dirla con le parole di Ermanno Olmi, la terra accogliente, unica, intera e inimitabile, immersa nel cuore verdeggiante dell’Appennino.