La favola pitagorica di una popolazione
Gli scrittori e l’Abruzzo
Abruzzesi. Stirpe antica della montagna. Uomini e donne di una terra dura e grandiosa entrati nell’immaginario degli “altri” per i segni di un carattere dai contrasti singolari.
L’Abruzzo famoso delle mandrie e dei pastori è raccontato da sempre insieme a quello inatteso della dolce sensibilità popolare. Come una favola arcaica, trasmessa dai viaggiatori di ieri per decifrare una regione impervia e segreta. Quasi un mito. Ma lontano dallo stupore romantico, il paese “forte e gentile” è un’immagine viva nella nostra letteratura e non cessa di apparire come cara rivelazione ai narratori contemporanei – ospiti fugaci o nativi fedeli al rito del ritorno – più capaci e disposti a mettere a fuoco le declinazioni di una tempra pure mutata dal suo stesso cammino. Inalterate, però, si mostrano la tenacia e la nobiltà del sentire: abruzzesità intangibile che nei giorni del dolore ha sorretto gli animi, devastati più delle case. La dolcezza dell’Abruzzo sarà sempre questa concreta fraternità solidale. La sua forza, da oggi, il rigore che saprà imporre alla ricostruzione del futuro.
“…C’è qualcosa di aspro e di frammentariamente elegante, qualcosa che poi riconoscerò come tipicamente abruzzese…”.
Giorgio Manganelli
“Questi contadini sembravano una razza forte, tranquilla e civile, senza ossequiosità e arroganza nelle loro maniere … il loro aspetto quasi invariabilmente segnato dalla stessa espressione, che unisce mitezza e sagacia a una imperturbabile gravità e, mi spiace il dirlo, a uno sguardo profondamente triste …”
R. Keppel Craven, 1837
“L’Aquila…La gente vi è schiva, calma, sostenuta e un po’ melanconica, come tutta la gente di montagna… e insieme con un fondo ardente… una passionalità meridionale che peraltro viene a galla rarissimamente… Con uno spirito tutto settentrionale e insieme con rigorosa misura – si direbbe con originalità – questa gente s’è liberata, senza scosse e senza eccessi, di molti dei pregiudizi che ancora opprimono il Mezzogiorno”.
Laudomia Bonanni, 1950
“…Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana, la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie … Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata …Tra i dati negativi della stessa eredità: il sentimento che tutto è vanità, ed è quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti: e tutto ciò misto ad una disapprovazione muta, antica, a una sensualità disarmante, a un senso profondo della giustizia e della grazia, a un’accettazione della vita come preludio alla sola cosa certa, la morte …
Ennio Flaiano, 1972
“…Quella durezza di taglio, quella istintiva severità, quel gusto della chiarezza, quelle propensioni speculative che sono alle radici del carattere degli abruzzesi…”
Mario Pomilio, 1983
“Le donne qui hanno qualcosa di speciale. Spesso alte, forti, belle di fierezza. Una sannita la riconosci tra mille”
Luca Doninelli, 2004
“…Nell’Abruzzo perciò tutto è contrasto. Quella stessa antitesi che si rivela nel terreno aspro, che passa di volo dal mare al monte, che si riscontra in ogni anima, la quale ci si mostra insieme gentile e rude, generosa e terribile, dolce e feroce, intelligente e ignorante, tenacissima e servile; si rivela fra abitante ed abitante dello stesso luogo, ed appare stridente tra paese e paese…”
Emidio Agostinone, 1905
I testi da cui sono state tratte le citazioni: Alfredo Fiorani, Laudomia Bonanni. Il solipsismo di genere femminile, Noubs, 2007
Richard Keppel Craven, Viaggio attraverso l’Abruzzo, Polla, 2001
Giorgio Manganelli, La favola pitagorica, Adelphi, 2002
P. Scarpitti, Discanto, Sarus, 1972
Giuseppe Papponetti ( a cura di), Viaggiatori e scrittori nell’Abruzzo del Novecento,L’Aquila, 2005