Il fenomeno abruzzoshire fattore di sviluppo locale,
anche dopo il terremoto
Alla fine di febbraio 2009 il periodico inglese COUNTRY LIFE in un articolo titolato “Most popular regions for foreign property buyers” (“Le regioni preferite dagli acquirenti immobiliari esteri”) rendeva noti i risultati di una indagine dedicata agli stranieri che amano l’Italia – mediante un sondaggio tra agenti immobiliari esteri che offrono in vendita case-vacanze. Secondo l’indagine – l’Abruzzo segue immediatamente la Toscana – in cima alla top ten delle preferenze, precedendo Marche e Umbria. E’ il risultato sorprendente di un programma di marketing territoriale (www.invest-abruzzo.com) – promosso dalla Regione Abruzzo per la valorizzazione e il riuso, a fini turistici, del patrimonio immobiliare di pregio o espressione dell’architettura rurale delle aree interne, decimate dall’emigrazione e dallo spopolamento.
L’iniziativa si è trasformata in una strategia che ha portato in pochi anni una regione sconosciuta a posizionarsi sui mercati europei, anglosassoni in particolare, come territorio di eccellenza, dotato di un patrimonio naturale e ambientale di rilievo, ricco di storia e cultura, con una gastronomia invidiabile, con al “centro” il Montepulciano d’Abruzzo, oggi divenuto prodotto-immagine dell’Abruzzo nel mondo. Uno studio dell’Università di
Calabria ha ritenuto il progetto la strategia più efficace di branding territoriale mai realizzata in Italia.
La regione piace sempre di più a stranieri, con il piacere di integrarsi nella cultura locale, partendo dal rispetto dell’architettura locale che avviene sin dalla progettazione del recupero degli immobili.
Nello scorso mese di dicembre si è costituita a Penne l’associazione “Abruzzo Friends”, formata da 135 soci fondatori di varie nazionalità – inglesi, olandesi, danesi, neozelandesi, ecc. – di cui 15 italiani. Ne è presidente Jaqueline Price, originaria di Manchester. Un fenomeno crescente che ha portato alcuni giornali inglese a parlare apertamente di “Abruzzoshire” (cfr. Sun, Guardian, Italy Magazine, ecc.).
Proprio nel periodo di massima ascesa del fenomeno – è intervenuto il tragico terremoto del 6 aprile 2009, che oltre a L’aquila, ha colpito in vaia misura piccoli borghi e paesi che stavano conoscendo una nuova vita.
Uno straordinario percorso di ripresa che il Sunday Times aveva sintetizzato nel titolo di un ampio articolo pubblicato in data 16 ottobre 2008 – come “Italian Reneissance” – che partiva dall’esperienza di S.Stefano di Sessanio, per allargarsi ad altre realtà regionali. Purtroppo la torre che domina il paese è crollata con il terremoto; era divenuta una sorta di icona dell’Abruzzoshire. Ma hanno tenuto case e palazzi restaurati da Daniele E. Kihlgren, l’investitore italo-svedese che ha creduto nel recupero dell’antico borgo e che davanti al regista Ermanno Olmi, ospite di S.Stefano, dichiara che non lascerà il paese oggi.
Proseguendo il mio giro in alcuni paesi della provincia aquilana per comprendere i comportamenti degli stranieri che si sono recentemente legati all’Abruzzo, ho preso contatti con la pro-loco di Fossa – uno dei paesi più interni rispetto a quelli interessati al fenomeno. L’inglese più famoso di Fossa è Jonathan Williams, noto musicista. Per lui il paese abruzzese è diventato un luogo di intensa ispirazione artistica, molto di più che una semplice occasione di investimento, con un effetto trascinamento su altri musicisti, come la violinista Gaby Lester, fino a fissare nel paese la sede della “Orchestra Città Aperta”, che si è recentemente imposta in ambito internazionale per la realizzazione di colonne sonore per importanti film, tra cui “Vincere” di Bellocchio, finalista a Cannes.
Con il terremoto sono emerse storie di straordinaria umanità anche da parte degli “inglesi di Fossa” – come li etichetta “La Ciciuvetta”, il magazine della Pro-loco, che pubblica anche la foto di Achille e Lisa Chiarelli, periti sotto il crollo della loro casa. La foto – che fu scattata nei mesi scorsi da una loro vicina di casa, la sig.ra Laura Keen – ritrae due bambini inglesi in braccio ai “nonni” italiani. Si tratta di una immagine che fornisce – più di tante parole - una significativa testimonianza di umanità, di apertura culturale e di ospitalità da parte di gente semplice, che pur non conoscendo alcuna parola in lingua inglese, aveva aperto la propria casa e guadagnato la fiducia dei piccoli inglesi. La Kleen dall’Inghilterra ricorda: “i nostri vicini di casa, sempre molto gentili con noi. Li andavamo a trovare spesso con i nostri bambini a prendere un te con i biscotti fatti in casa. Ai nostri bambini erano molto simpatici. Lisa e Achille ci hanno aiutati spesso per la casa..”.
La foto e le parole della Kleen mi fanno ripensare a quanto riportato recentemente sul popolare tabloid inglese SUN in un lungo articolo sull’Abruzzoshire, in cui si parlava degli abruzzesi come del “popolo più ospitale del mondo”. Non si può fare a meno di pensare che in fondo riflessioni simili le avevano già espresse i primi viaggiatori inglesi che si erano avventurati nella nostra regione (R.C. Hoare, Edward Lear, A. Mac Donell, ecc.)
Gli inglesi imparano più facilmente l’italiano di quanto non facciamo noi con l’inglese, ma questo in fondo non impedisce di capirsi. Altri “inglesi di Fossa” (come li etichetta la Pro- Loco) – Nick, Karen, Rachel e Ellie - in un messaggio diretto alla gente del paese - in un italiano ancora incerto - mostrano tutto il loro attaccamento al paese abruzzese, che non verrà meno in futuro: “…siate certi che anche i vostri amici in UK sono persone fiere, che non abbandonerà Fossa e vi aiuterà meglio possibile affinché tutto torni normale”.
E’ un messaggio di amicizia e di speranza che testimonia come questi nuovi cittadini di Fossa non lasceranno solo il paese dopo il terremoto, soprattutto nella delicata fase di progettazione della ricostruzione, in cui occorrerà anche vigilare affinché si seguano corretti criteri di compatibilità e sostenibilità ambientale – in linea con l’esigenza di salvaguardare i valori architettonici e paesaggisti dell’antico borgo.
In un altro paese colpito dal terremoto – Gagliano Aterno – incontro una agente immobiliare danese – Anja - che vive in Abruzzo da quattro anni, con il marito Kasper e il loro piccolo nato a Pescara. La loro casa è stata dichiarata inagibile dalla Protezione Civile. Nonostante la situazione di difficoltà, Anja mi dice che dopo il terremoto “si sente più abruzzese di prima”.
Grazie a lei molti scandinavi hanno scelto l’Abruzzo. Tra questi anche la pittrice K. Murhart, che aveva acquistato da poco dei locali in un palazzo del quattrocento restaurati con cura e adibiti a galleria d’arte (www.murhart.eu).
L’artista non si è per questo lasciata andare a propositi di abbandono, programmando subito i necessari lavori di recupero. Da Copenaghen mi ha inviato appena qualche giorno fa una locandina con cui informa gli amici italiani che la galleria che riaprirà il primo agosto 2010. Anche a Castel del Monte, dove accompagno l’autorevole economista italo-americano Ernesto Sirolli (www.sirolli.com), ricevo dal sindaco Mucciante l’impressione di una forte determinazione a superare l’emergenza. Siamo soltanto ad una settimana dal terremoto e piove. Nel salutarmi mi ricorda che “passata la fase di emergenza, occorre riprendere il progetto sul sistema turistico locale Gran Sasso”. Castel del Monte sarà il primo comune a chiudere la tendopoli. Anche a Prata d’Ansidonia, incontro il sindaco Di Marco al lavoro nella tenda che attualmente ospita il comune. Mi dice che vuole comunicare il meno possibile ai media la situazione sinistrata del paese, essendo impegnato in una fase che precede un obiettivo storico per il paese, rappresentato dalla formalizzazione dell’affidamento in gestione di Castel Camponeschi ad un pool di società che completerà il recupero dell’antico complesso da anni abbandonato, avviando attività turistico-ricettive.
Miracoli dell’Abruzzoshire, ma anche delle capacità delle comunità locali nelle quali sono presenti passione civile e apertura culturale, humus fondamentale che riesce a svolgere un’insostituibile funzione di collante sociale di comunità reali, vive , ospitali e solidali, attaccate alla proprie radici non meno che al proprio futuro.
di Antonio Bini (Responsabile Progetto Invest-Abruzzo)