Feste d’autunno, e non è una contraddizione, un ossimoro capriccioso. Anche se l’autunno è la stagione apparentemente più lontana da qualunque leggerezza del corpo e dell’anima, eppure proprio in questo periodo dell’anno accadono eventi meravigliosi, interessanti, piccole e indimenticabili ricorrenze da celebrare insieme attraversano i paesi, le comunità e i luoghi dell’Appennino che si appresta alla lunga stagione del freddo. Proprio nei giorni delle nebbie, delle foglie al vento, dei colori accesi del bosco e dei fuochi sulle colline e dentro i camini, si celebrano ritualità antiche, popolari e riaffiorano i gesti, il cibo, gli oggetti, le parole e le icone di una comune storia, religiosa e profana. In quel periodo che va dalla fine di ottobre alla metà di dicembre si svolgono e si celebrano Ognissanti, il Capotempo della cultura contadina, San Martino, San Nicola, Santa Lucia: festività popolari, cariche di significati e simbologie, foriere di divinazioni e profezie, manifestazioni ingegnose della fantasia e della ritualità popolare. Ripercorrere quelle feste, spiegarne le origini, ritrovarne le ricorrenze, apprestarsi a definirne un calendario, elencando i luoghi – i paesi e i borghi – dove si celebrano con lo stesso fervore, con la (quasi) identica capacità di provare stupore, candore e commozione: ecco la scommessa che ci avvinceva, ecco la sfida editoriale che abbiamo intrapreso.
E, infine, da non perdere il calendario allegato alla rivista: si intitola Bianco e nero d’Abruzzo, il viatico per l’anno che verrà dedicato alla nostra regione.