Il paese si trova al centro della Valle Peligna, a 290 metri d’altezza. Le sue origini risalgono a prima dell’anno Mille. Tra i monumenti di maggiore interesse si segnalano: il palazzo de Petris, del XVI secolo, il palazzetto Campana, del XVII secolo, il palazzo Colella Santoro, inizi del XX secolo, palazzo Di Prospero, fine XIX secolo; la chiesa di Santa Maria delle Grazie, del XVI secolo, la chiesa di San Rocco, la chiesa di San Pietro Celestino e della Santissima Trinità; il santuario della Madonna della Libera, del XIX secolo; le fontane di piazza Garibaldi e di piazza Madonna della Libera. Da visitare, inoltre, il Museo della civiltà contadina, nei locali del vecchio mulino dei celestini.
Agli inizi del ‘900 Paratola contava 8314 abitanti. La popolazione sale progressivamente fino al 1951, raggiungendo i 10683 abitanti. Poi, inizia la consistente emorragia dovuta all’emigrazione verso il Venezuela, l’Argentina, gli Usa, l’Australia e, in Europa, Belgio, Francia e Germania, che fa scendere la popolazione a 8526 negli anni Sessanta, e al minimo di 7483 nel 1971. Successivamente la popolazione torna a crescere: nel 2001 il paese conta 7976 abitanti.
L’economia tradizionale era basta sulla coltivazione della vite, del grano e dell’orzo, dell’aglio rosso e delle patate e dei fagioli (tra le varie specie, tipiche di Pratola, i cannellini e le quarantenell)
Chi poteva aveva un animale, una pecora, una capra e, soprattutto un maiale. In autunno si raccoglievano le ghiande per alimentare i suini. In paese c’erano numerosi artigiani: falegnami, fabbri, bottai, fornai, maniscalchi, costruttori di carri, arrotini e cestai. C’erano pure i “ranocchiari” che vendevano le rane, infilate in un ramoscello.
Negli anni ‘50/’80 Pratola ha vissuto un certo benessere grazie alle rimesse di dollari degli emigranti. Ma i soldi erano “congelati” perché le banche non hanno avuto la possibilità di finanziare se non piccole attività. Successivamente sono stati i pratolani ad aiutare i parenti emigrati, a causa delle crisi economiche che hanno interessato il Venezuela e l’Argentina.
Oggi le attività economiche sono estremamente diversificate e molti lavorano nelle fabbriche del comprensorio peligno. Ci sono ancora numerosi anziani che coltivano i vigneti e gli ortaggi. Mentre è sempre più diffuso il part-time agricolo.