Il paese sorge a 656 metri d’altezza, ai piedi del monte Genzana. Le origini risalgono a tempi remoti, come testimoniano i ritrovamenti archeologici italici e romani lungo il Gizio. Tra i monumenti di maggiore interesse si segnalano: il castello medievale e la torre longobarda; il palazzo Cantelmo, rinascimentale; la Castaldina, il palazzo barocco dei Castaldi; i palazzi Orsini, Croce e Vitto-Massei; le porte di San Nicola, di Santa Margherita e del Mulino; le chiese di San Nicola, della Madonna della Libera, del XVII secolo,di San Dionisio, del XVIII secolo, di San Rocco, del XVII secolo, di San Giovanni, del XII secolo. Da visitare, infine, la Riserva naturale del monte Genzana e le sorgenti del Gizio.
La popolazione agli inizi del ‘900 era di 5161 abitanti. Si mantiene complessivamente stabile fino alla seconda guerra mondiale, grazie all’economia basata sull’agricoltura (vino e olio) sull’allevamento (ovini) e, soprattutto, sullo sfruttamento del legname e del carbone che ne derivava. Veri industriali del legno e del carbone avevano rapporti con il Lazio, la Campania e perfino con la Calabria e la Liguria. Con la crisi di quest’ultima attività, negli anni Cinquanta, la popolazione scende a 3675 abitanti, per crollare, negli anni Ottanta, a 1393 abitanti. Attualmente il paese ne conta 1309, la metà dei quali abita nelle “case sparse”, nel territorio tra Pettorano e Sulmona. Le due ondate migratorie sono state direte verso l’Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti, la prima; verso il Canada, il Venezuela, l’Australia, la Francia, il Belgio e la Germania, la seconda.
Del modo di produzione tradizionale restano l’agricoltura, con la produzione di vino e olio di oliva;
l’allevamento ovino; la raccolta e la lavorazione del legname; la lavorazione delle coperte e dei tappeti di lana. Negli ultimi anni si è andato sviluppando il turismo, legato sia al centro storico (Pettorano fa parte dei Borghi più belli d’Italia) sia alla Riserva naturale del monte Genzana e del fiume Gizio.