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giovedì, 9 Settembre 2010
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Itinerari enogastronomici  - La via del vino
La via del vino - Zoom Popoli - Vittorito - Pratola Peligna - Prezza - Pecentro

Il nostro itinerario alla scoperta dei vini parte da POPOLI, centro di un territorio ricco di acque salubri e cristalline. Nel Medioevo la città veniva chiamata “la chiave dei tre Abruzzi” per la sua strategica posizione a guardia delle gole che marcano il varco che mette in comunicazione l’area d’Abruzzo prospiciente il mare con il paese interno attraverso il cosiddetto Abruzzo intermedio che si estende tra le due conche vallive di sprofondamento tettonico di l’Aquila e di Sulmona. Qui nasce, sgorgando da quattro caverne, il brevissimo corso del Pescara che va presto a gettarsi nell’Aterno mutandone il nome. In una splendida valle in Località San Calisto sorge l’Azienda Valle Reale (Località San Calisto, tel. 085-9871039, Popoli – PE) i cui vigneti, tra i quali sono incastonati addirittura i resti di una chiesetta di campagna, sorgono in una zona ad alta vocazione vitivinicola per la felice esposizione solare, le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, la ventosità e la particolare composizione del terreno. Unico vitigno in produzione è il Montepulciano d’Abruzzo, oggi considerato il miglior vitigno autoctono italiano a bacca nera, che viene vinificato in purezza per dare vita a tre grandi vini, il Valle Reale, il Vigne Nuove e il San Calisto, prodotto di punta dell’azienda, che prende il nome dal vicino omonimo torrente. Il San Calisto è ottenuto da uve prodotte da un vigneto di più di trent’anni d’età con una resa bassissima, di 50 quintali circa per ettaro. Quest’uva di qualità è un ottimo punto di partenza per ottenere un grande vino, complice anche una vinificazione accurata che prevede una macerazione delle bucce nel mosto addirittura di un mese, cui segue la fermentazione malolattica e la maturazione in barrique nuove di Tronçais e Allier per 18 mesi, prima di riposare altri 4 mesi in bottiglia. Ė un vino rosso rubino miscelato a nuance porpora; all’olfatto si percepiscono note di rose appena sbocciate, amarena, confetture di prugne, liquirizia e tamarindo; al gusto è avvolgente, dai tannini dolci, è armonico e potente; lunghissimo il finale dove tornano sapori di ciliegia nera; si abbina bene a piatti elaborati e impegnativi come la selvaggina con funghi porcini trifolati. Ha meritatamente conquistato i 5 grappoli nella prestigiosa Guida Duemilavini dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier). L’Azienda Valle Reale è stata fondata nel 1999 dalla famiglia Pizzoli che ha creato tra Popoli e Capestrano un impianto di più di 100 ettari tra nuovi e vecchi vigneti, coltivato con il sistema a controspalliera, progettato appositamente per conciliare l’innovazione viticola con la tradizione del territorio.
Lasciando l’Azienda è consigliabile una sosta nella cittadina di Popoli, sovrastata dalle imponenti torri medievali, in cui, oltre alla graziosa chiesetta di S. Francesco e della SS. Trinità posta in cima alla settecentesca gradinata, si può visitare la Taverna Ducale, bellissimo esempio di architettura medievale e testimonianza della passata floridezza commerciale del borgo. Lasciamo Popoli e ci dirigiamo verso VITTORITO, situata al limite nordoccidentale della conca peligna, territorio descritto dal poeta latino Ovidio, nato a Sulmona nel 43 a.C., come caro a Cerere - dea della terra coltivata, del grano e delle messi- lodandone particolarmente le uve e l’ulivo (Amori, Libro II). Anche Marziale, qualche anno più tardi, in un suo epigramma faceva un interessante accostamento tra i vini peligni e quelli toscani e, parecchi secoli dopo, Andrea Bacci, Michele Torcia e Gregorovius continuarono a esaltare la qualità delle uve locali. Vittorito è Città del Vino dal 1999 data la sua antica vocazione vitivinicola. Testimone di questa tradizione è l’Azienda Pietrantonj (via S. Sebastiano, 38, tel. 0864-727102, Vittorito), la più antica e grande della zona, che, nella sua cantina, recentemente restaurata, conserva una grandiosa cisterna completamente interrata, costruita nel 1893, rivestita internamente in vetro di Murano, un gioiello unico in Abruzzo. La cantina merita una visita anche per gli splendidi locali in cui sorge che, oltre a una bottaia di barriques in legno di rovere, accolgono anche numerosi attrezzi antichi raccolti amorevolmente negli anni dai proprietari. Numerosi sono i riconoscimenti che i vini Pietrantonj vanno conquistando ormai da qualche anno, è il caso del Montepulciano d’Abruzzo Riserva Cerano 2003 che ha ottenuto i 4 grappoli nella prestigiosa Guida Duemilavini dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) e la Medaglia d’Argento a Bruxelles nel Concorso Mondiale dei Vini. Si tratta di un vino importante che matura in legno per poco più di un anno. Dal colore rosso rubino con una leggera venatura granato, all’olfatto presenta intensi profumi di ciliegie e prugne in confettura, poi speziatura dolce di tabacco e cacao; in bocca è caldo e morbido e ben equilibrato; si abbina molto bene alla grigliata di carni miste. Tre sono le linee di prodotto che abbracciano il trittico abruzzese formato da Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano: Cerano, Arboreo e Vicenne. A questi prodotti tradizionali dell’azienda si è aggiunto il Passito Rosso 2002, un grande vino di colore rubino intenso che profuma di confetture di amarena, di rosa appassita con una leggera speziatura in sottofondo; in bocca è caldo e dolce ma con una lieve freschezza; è delizioso accompagnato a crostate con marmellata.
Il paese di Vittorito, dominato dai resti dell’antica torre medievale e adagiato ai piedi di un profumato bosco di pini, aceri e lecci, è circondato da vigneti assolati. La particolare composizione dei terreni, in cui non si ha mai ristagno di umidità, e il regime siccitoso, che frena l’attività vegetativa, favoriscono il deposito negli acini d’uva degli zuccheri, degli aromi e dei polifenoli “nobili”, presupposto per ottenere vini caldi, di corpo e profumati, come il rosso Symposium della Vinicola Di Cesare (via della croce, 22-b, tel. 0864-727254, Vittorito) che, pur con le differenze legate alle varie annate di produzione, esprime sempre profumi molto intensi e persistenti, ricchi di sentori di fiori rossi secchi e frutta matura; al gusto è caldo, morbido e dai tannini non aggressivi; caratteri solari che ritroviamo espressi nell’etichetta che riproduce un dipinto a olio del produttore, che così coniuga la passione per l’arte con l’amore per la terra. Meno strutturato e di pronto approccio è l’Antico dolio rosso, che profuma di visciole, ciliegie e rose rosse donando al gusto una gradevole sensazione di armonia. Il vino bianco Antiche vigne da uve Trebbiano d’Abruzzo riserva vere sorprese con i suoi toni minerali percepibili all’olfatto e al gusto; in bocca prevale la freschezza sulla morbidezza, tuttavia ben calibrata da una gradevole sapidità. L’azienda, fondata agli inizi degli anni novanta da Angelo Di Cesare, produce poche migliaia di bottiglie vendute nei ristoranti e nelle enoteche locali. Altrettanto limitata è la produzione di un altro creativo viticoltore, Enzo Ludovico (via Piano Santa Maria, tel. 338-9095539, Vittorito), che ha legato il suo nome al Montepulciano d’Abruzzo Suffonte, vino da tavola dalle caratteristiche di una ottima DOC per la complessità dei profumi che ricordano la rosa rossa e la marasca e il gusto dal giusto equilibrio fra tannini e freschezza. Prima di lasciare Vittorito, fermiamoci ad ammirare la bella chiesa di San Michele Arcangelo, nel centro storico del paese, realizzata nel XIII secolo in seguito all’ampliamento di una chiesetta più antica (IX-X secolo), a sua volta costruita su un tempietto italico del quale sono venuti alla luce resti di un podio in seguito a lavori di restauro. La navata centrale accoglie un bellissimo ciborio arcuato in stile gotico affrescato mirabilmente nel Quattrocento.
Oltre che per gustare gli ottimi vini e il suo olio extravergine d’oliva dal sapore delicatamente fruttato, prodotto da una cooperativa locale, i numerosi villeggianti vengono a Vittorito soprattutto per nutrire lo spirito, grazie al suo clima salubre e all’atmosfera tranquilla. Il paese è infatti immerso nel silenzio di un profumato bosco, rotto solo dal vento che lo attraversa costantemente, d’estate e d’inverno, e si affaccia su un’ampia valle in cui, tra canneti, pioppi, salici, frassini, sambuchi e luppoli scorre il fiume Aterno.
Il nostro itinerario prosegue alla volta di RAIANO passando per la panoramica via che costeggia le gole di San Venanzio, saldate dal suggestivo eremo in cui si può ammirare un Compianto di Cristo fittile del 1510. Da Raiano muoviamo verso Pratola Peligna, altro centro ad alta vocazione vitivinicola, facendo una sosta a CORFINIO, l’antica Corfinium, capitale della lega italica durante la guerra sociale contro Roma (91 a.C.), dove possiamo visitare i numerosi resti archeologici di epoca romana e il complesso valvense (sec. XII) che comprende la Cattedrale di S. Pelino - dalle linee gotiche e romaniche - con lo splendido ambone che ricorda quelli di San Clemente a Casaura e di Santa Maria Assunta di Bominaco, e l’annesso Oratorio di S. Alessandro che costituisce il transetto di una costruzione mai portata a termine. Il complesso, dalle linee sobrie e austere, è particolarmente bello da ammirare al tramonto, quando la sua pietra acquista calde sfumature di colore perfettamente in armonia con la montagna del Morrone che le fa da sfondo. PRATOLA PELIGNA offre l’occasione per visitare un santuario importantissimo dal punto di vista devozionale, la Madonna della Libera, che conserva all’interno affreschi del Patini (sec. XIX). Ispirandosi all’importante e antica tradizione vitivinicola del suo paese, Mario Iacobucci fondò nei primi anni Novanta la Cooperativa Valpeligna (via Enopolio, tel. 0864-274580, Pratola Peligna) che si avvale della collaborazione di viticoltori e vinificatori di grande esperienza. L’azienda ha iniziato a imbottigliare nel 1999 conquistando subito un importante riconoscimento al concorso internazionale dei vini di montagna di Aosta con il Colle delle streghe, un vino dal colore rosso rubino tendente al granato, dal profumo fruttato e di sottobosco e dal gusto deciso, morbido e giustamente tannico. Accanto a questo, che rappresenta il prodotto di punta della cooperativa - tra l’altro dall’ottimo rapporto qualità/prezzo -, c’è una linea base, Lupo, nelle tre classiche versioni bianco, rosso e rosato, il Cerasuolo Lucignòlo, dall’accattivante etichetta, e il bianco Ėlvole da uve Trebbiano d’Abruzzo. Vini ben strutturati che vanno conquistandosi un mercato sempre più ampio in Italia e in Germania. Lasciamo Pratola e ci dirigiamo a PREZZA, situata al limite ovest della Valle Peligna, per la sua posizione panoramica definita terrazza belvedere della valle. Nel centro storico sorge la cantina dell’Azienda Praesidium (via Giovannucci, 24, tel. 0864-45103, Prezza), in parte ricavata da una grotta naturale dove sono conservate le barriques per l’invecchiamento dei vini. L’azienda ha concentrato la sua produzione sul Montepulciano d’Abruzzo, a ragione considerato il vitigno a bacca rossa autoctono migliore in Italia. Il vino di punta, dunque, è il Montepulciano Riserva Praesidium che nelle varie annate ha conquistato importanti riconoscimenti: cinque Medaglie d’oro al Concorso Nazionale Douja D’or ad Asti per il Montepulciano d’Abruzzo Riserva nelle annate 1991, 1992, 1994, 1999 e per il Cerasuolo 1994; il Riserva 2001 è stato inserito nella Selezione dei 99 grandi vini scelti dalla rivista “Beregola”, e tra i vini eccellenti secondo la rivista “Go Wine” e la “Guida dei Vini 2006” dell’Espresso. Il Riserva Praesidium 2001 è un vino importante dal sentore mentolato e speziato con sottili note di erbe aromatiche, liquirizia e china; al gusto è avvolgente, di grande personalità nei tannini e nel corpo con un finale lunghissimo. Altre specialità dell’azienda sono il Mosto cotto e la Ratafià. Il primo è prodotto secondo il metodo tradizionale: il mosto fiore, ottenuto da uve selezionate di Montepulciano d’Abruzzo, viene fatto bollire per sedici ore a fiamma moderata in un grande recipiente di rame, rimestando continuamene con grande pazienza. Da dieci litri di mosto se ne ricavano solo due di mosto cotto. È un prodotto che può essere utilizzato per preparare dolci o, al posto del miele, su formaggi stagionati, ricotta, frutta, come le pere al forno; è ottimo anche sulle verdure grigliate e sulla carne bollita. A Prezza viene usato per insaporire un piatto prelibato, il baccalà in agrodolce. La Ratafià è un liquore che nasce dal felice connubio tra le qualità organolettiche del Montepulciano d’Abruzzo Praesidium e le proprietà aromatiche delle ciliegie dette localmente “amarelle”, tipiche della vicina Raiano. Un prodotto che si accompagna magnificamente alla pasticceria secca, al cioccolato amaro e ai gelati. La Ratafià è un prodotto da sempre presente nella tradizione casalinga. Il suo inimitabile gusto è ottenuto da un processo di infusione di ottime materie prime, vino e ciliegie, senza aggiunta di coloranti né di conservanti. Sembra che il nome Ratafià derivi dall’usanza passata di sancire gli atti notarili con l’espressione latina: “Ut rata fiat” (“Siano ratificati gli atti stesi) accompagnando la consuetudine brindando con un bicchierino di liquore a base di vino e ciliegia.
Lasciamo Prezza e ci dirigiamo verso Pacentro a pieno titolo annoverato nel Club dei Borghi più belli d’Italia voluto dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Abbarbicato sulle pendici del Morrone che incombe insieme minaccioso e protettivo, a 700 m di altezza dal livello del mare, il paese è uno dei più caratteristici d’Abruzzo.
Qui sorge l’Azienda Agricola di Giuseppe Puglielli (Contrada S. Pietro, tel. 333-3641391), che si avvale della collaborazione dell’enologo Alessandro Puglielli. La produzione è piuttosto limitata, appena 6000 bottiglie, ma di grande qualità. Tra le etichette di Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano, merita una segnalazione particolare il Rosso La Torre.
Può essere davvero piacevole fare una passeggiata nel bellissimo centro storico di Pacentro. Il borgo, composto di casette anguste le une strette alle altre, digrada verso la valle, ed è sovrastato dal castello, tra i meglio conservati in Abruzzo, il cui impianto attualmente visibile, che risale probabilmente al XV secolo, presenta una pianta quadrilatera circondata da un fossato, con tre snelle torri quadrangolari nella cinta interna e tre torrioni rotondi in quella esterna, possente testimonianza delle aspre e sanguinose contese che l’antico feudo dovette subire, appartenendo prima ai Caldora, poi ai Cantelmo, infine agli Orsini, ai Colonna e ai Barberini. Per godere di una visione panoramica del borgo, si può raggiungere la cosiddetta “curva di Agnese”, lungo la strada statale 487: dall’alto si rimane folgorati dall’aspetto fiabesco del castello che si armonizza perfettamente con l’abitato, il Morrone e la splendida piana di Sulmona sullo sfondo. Per chi, come tanti, è immerso nella routine di una vita frenetica scandita dalle brutture della modernità, passeggiare tra i silenziosi viottoli di Pacentro significa piombare in una dimensione irreale. Il silenzio, la memoria storica, l’arte, donano la sensazione di aver recuperato il vero rapporto con la natura, con gli uomini e con se stessi. La parte più antica del centro storico, di origine medievale, è un dedalo di vie strette e tortuose, passaggi voltati, caratteristiche gradinate in pietra, su cui si affacciano case brunite dal tempo costruite le une sulle altre nel rispetto della natura del terreno scosceso e roccioso. Molto del suo fascino Pacentro lo deve allo stupendo scenario naturale in cui sorge. Cuore del Parco Nazionale della Majella, è un’ottima base di partenza per percorsi naturalistici. La S.S. 487 si arrampica in un tragitto d’alta quota lungo le pendici del Morrone, costeggiando la valle scavata dal fiume Vella. Man mano che si sale si allunga la vista sull’imponente schiena a ripidi fianchi della Majella che, ascetica e silenziosa, evoca le sue origini divine – da Maja, secondo la leggenda, madre di Mercurio -. Sulla sommità del Morrone a 1657 metri sorgeva la cosiddetta “Piscina di Pacentro”, una cavità in cui un tempo veniva immagazzinata la neve per l’abbeveramento del bestiame. Salendo, il paesaggio muta bruscamente addolcendosi nelle linee morbide dell’altopiano che va da Passo San Leonardo fino ai confini di Campo di Giove, ampia prateria, un tempo come oggi, regno di pastori e greggi. Il silenzio dei profumati boschi di faggi, querce, roverelle, aceri e noccioli che circondano l’altopiano, tripudio di colori in autunno e suggestivamente silenziosi quando sono ammantati di neve, è interrotto solo dallo sgorgare dell’acqua limpida delle numerose sorgenti e dalla presenza degli animali che popolano il parco: volpi, tassi, puzzole, faine, donnole, cinghiali e, a volte, qualche lupo solitario e qualche orso marsicano. Il sottobosco, a seconda della stagione, è prodigo di funghi, mirtilli, fragole e piante medicinali come la Ruta, la Belladonna, la Genzianella, la Valeriana e addirittura il Ging-seng. La zona è il punto di partenza per molte escursioni naturalistiche: il Morrone, la località Lama Bianca, l’impervio Monte Amaro, massima vetta della Majella da cui si scorge il mare, oppure la località Fonte Romana.
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