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mercoledì, 10 Marzo 2010
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In bicicletta
Sulmona - Campo di Giove - Passo S. Leonardo
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Lunghezza: 55 km (andata e ritorno)
Quota di partenza e di arrivo: 405m
Quota massima: 1282 m
Pendenza media: 4.4%
Tempo: 2 h circa
Difficoltà: media

Tipico percorso ad anello, che si può fare anche solo fino a Campo di Giove.
Si parte dal Cimitero di Sulmona con un falsopiano di circa 5 km che si può affrontare con un rapporto abbastanza grande. Non è però consigliabile forzare perché la salita è ancora lunga.
Dopo un decina di minuti si arriva ad un bivio nel quale si gira a destra seguendo l’indicazione per Cansano.
Qui la strada inizia a salire ed è necessario prendere il ritmo da subito perché le pendenze più impegnative si affrontano proprio in questa prima parte. Si supera un piccolo ponticello e si prosegue con un rapporto agile per un lungo tratto quasi rettilineo e del tutto ombreggiato.
Proseguendo la strada diventa più tortuosa e una serie di curve e di tornanti che seguono il pesante rettilineo lasciano respirare. Infine si arriva su un breve falsopiano che immette poi nelle ultime due rampe che portano a Cansano.
Si prosegue verso Campo di Giove attraverso una fitta boscaglia. Le pendenze più dure sono ormai superate.
Dopo un piccolo ponte si lascia l’ombra del bosco e si affronta un lungo tratto allo scoperto dove gli ostacoli maggiori sono il sole e il vento. Infine, dopo circa un’ora, la strada si inerpica di nuovo in un tratto di bosco per arrivare a Campo di Giove. Superata la piazza del paese si prosegue per Passo S. Leonardo e per Caramanico Terme seguendo le indicazioni.
Si affronta una ripida ma breve discesa e alcuni chilometri con discrete pendenze. Ancora un piccolo sforzo e si arriva ai 1282 metri di Passo San Leonardo. Qui la Maiella ed il Morrone offrono uno splendido scenario e ricompensano dello sforzo compiuto. Si può tornare a Sulmona proseguendo in discesa verso Pacentro (poco dopo il bivio si incontra una fontana con acqua freschissima). Attenzione però alla strada, per gli inconvenienti dovuti ai possibili sassi caduti sulla carreggiata e al fondo sconnesso dell’asfalto in alcuni tratti.


In bicicletta
Percorso Mountain Bike
Marane - Eremo Di S.Pietro Del Morrone (Papa Celestino V)
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Cartografia: Montagne del Morrone, carta dei sentieri – Scala 1:25000 - CAI Sez. di Sulmona
Dislivello in salita: 1000 m
Tempo percorrenza: 1h e 50min in salita, 40min discesa.
Caratteristiche: sterrato impegnativo


L’itinerario si snoda interamente su strada carrabile sterrata e su sentieri di montagna, quindi, richiede un buon allenamento ed una certa destrezza nella conduzione della bici. In compenso è molto facile da individuare ed è praticamente impossibile perdersi.
Questo percorso può essere affrontato in tutte le stagioni ma è sconsigliato in piena estate quando risulta particolarmente caldo ed assolato a causa della esposizione Sud-Ovest e dell’assoluta assenza di vento.
Si parte da Le Marane (frazione di Sulmona, 405 m slm) passando accanto alla chiesa di S.Giuseppe e imboccando la sterrata carrabile che inizia subito dietro la chiesa. Il primo tratto si presenta non troppo pendente ed abbastanza facile. Dopo pochi minuti di strada, incontriamo una casetta in muratura che superiamo passando 20 metri alla sua sx. Da questo punto la strada sale rapidamente e poi piega sul versante sx della montagna. Superata una barra (di solito aperta) bisogna stringere un po’ i denti e sudare parecchio per guadagnare, dopo vari tornanti, una boccata di respiro all’uscita del bosco in prossimità di una piccola radura tra i pini a quota 980m circa (loc. Pietra Fracica- 45 min. dalla partenza). Successivamente incontriamo una deviazione sulla dx che porta alla loc. Villaneto (da dove si riscenderà). Noi dobbiamo proseguire dritti su tratti pianeggianti alternati a ripide rampe fino a quota 1360m (50 min. da Pietra Fracica). Usciti da un bello e fitto bosco di faggi ci troviamo in un’ampia radura, qui i nostri sforzi sono conclusi! All’inizio della radura giriamo a dx, seguendo le indicazioni “eremo S.Pietro” e imboccando uno stretto sentiero. Dopo pochi minuti (5 circa), su un gradevole sali-scendi, ci appare davanti il piccolo Eremo di S. Pietro (quota 1379m s.l.m - Foto) da dove si gode una splendida vista sulla Valle Peligna e su tutte le montagne che la circondano.
Osservando l’eremo così piccolo, semplice e sguarnito ci viene da chiederci quanto difficile doveva essere per Pietro da Morrone trascorrervi lunghi periodi di preghiera ed eremitaggio.
Per imboccare la discesa, dobbiamo ritornare indietro sui nostri passi per circa 300m fino all’imbocco, a dx, del sentiero n°7 che, dopo un primo tratto di sali-scendi, ci porterà con un divertente attraversamento del bosco e una entusiasmante discesa fino al Rifugio del Villaneto, ridotto a ricovero per il bestiame (1213m s.l.m). Da qui imbocchiamo la ripida strada carrabile che scende fino all’incrocio e, con derapata a sx, riprendiamo la strada percorsa in salita e scendiamo fino alle Marane. In alternativa, e per i più spericolati, si possono percorrere le varie scorciatoie che tagliano i tornanti della strada principale, si tratta del sentiero n°8. Non sempre è facile trovare i vari imbocchi ma, per chi ama la discesa tecnica e divertente, è un vero spasso!
Nota degli autori: ricordati che la tua migliore amica è sempre l’ultima marcia del tuo cambio ed il tuo migliore amico è il caschetto ben allacciato in testa!
Fabrizio e Giovanni Pelino - Sulmona

Foto: il piccolo e suggestivo Eremo di Pietro da Morrone futuro Papa Celestino V, sullo sfondo il Monte Sirente innevato; 25-12-2006.


I borghi più belli
Anversa degli Abruzzi
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Il nome

I borghi più belli d’ItaliaDeriva dai toponimi ad versus (di fronte a, nelle vicinanze) o amnis versus (verso il fiume), come suggerisce la radice etimologica e fonetica a(di)nversa(m) (aquam), dove le acque sono quelle del Sagittario.
Con riferimento al periodo normanno, il nome potrebbe anche essere legato a quello di Aversa, la cittadina campana fondata dai Normanni.
Nel 1927 è stata aggiunta la specificazione "degli Abruzzi".

La Storia
1150, nel "Catalogo dei Baroni" del re normanno Ruggero II, la terra di Anversa, insieme al feudo di Castrovalva, figura come appartenente al conte Simone di Sangro. Nel 1187 è già corte di cause civili e penali. I feudi di Simone sono poi ereditati da Raynaldo di Sangro che li perde per essersi schierato contro l’imperatore Federico II. Le terre di Anversa con il castello normanno (edificato nella prima metà del XII sec. da Antonio di Sangro) ritornano nella disponibilità di questa famiglia solo nel 1250.

1431, la contea passa sotto la signoria dei Caldora di Pacentro e, nel 1479, sotto quella di Niccolò da Procida, che arricchisce la chiesa di S. Marcello dello splendido portale. Nel 1493 è venduta alla famiglia dei Belprato, che la tiene fino al 1631, facendole raggiungere sotto la sua guida il massimo splendore. Nel 1500 l’Accademia letteraria degli Addormentati, fondata da Gianvincenzo Belprato, richiama nel palazzo di Anversa umanisti, scienziati e artisti da molte parti d’Italia.

1656, il borgo è decimato dalla peste propagatasi da Napoli. Il violento terremoto del 1706 completa l’opera di devastazione, tanto che in un documento del 1754 il castello normanno è descritto come "distrutto e di nessuna rendita". Nel XVIII sec. Anversa appartiene ai Recupito, fino all’estinzione del feudo nel 1806. Qualche anno prima, nel 1799, sotto il vento della rivoluzione francese gli anversani si erano rifiutati, armi in pugno, di pagare le tasse, sollevando enorme scalpore.

1817, il borgo di Castrovalva è unito ad Anversa. Dopo l’Unità d’Italia, il territorio è interessato dal fenomeno del brigantaggio.

1905, Gabriele D’Annunzio vi ambienta La fiaccola sotto il moggio, che definisce "la perfetta tra le mie tragedie".
Fonte: I Borghi più belli d’Italia
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