Vicino a Cansano esisteva una “fonte d’amore”, come quella vicino a Sulmona, forse in ricordo di Ovidio, chiamata così per le acque salutari e forse terapeutiche.
Sant’Angelo, l’antico protettore di origine longobarda, veniva esaltato in un rituale che aveva luogo fino agli anni 1920/25. La notte del 31 dicembre venivano chiuse tutte le fontane pubbliche del paese e la mattina del primo gennaio le donne con le caratteristiche conche si recavano giù alla “Canala” ad attingere l’acqua “gnova” (nuova) che veniva portata in paese e donata simbolicamente ai parenti, soprattutto alle future suocere: un acqua lustrale e benaugurale. Vicino alla sorgente gruppi di giovani costruivano un arco con le foglie di edera attraverso cui dovevano passare le donne che avevano attinto l’acqua nuova.
Cansano era un paese dedito al culto delle acque: fonte sacrale importante per l’esistenza umana.
I matrimoni seguivano un rituale complesso. Dopo le prime promesse, 15/20 giorni prima delle nozze c’era la sfilata della dote; si mostrava anche l’arredo della nuova casa della coppia. Dopo il matrimonio, per sette giorni la coppia rimaneva chiusa in casa. Usciva di nuovo in pubblico con una nuova cerimonia in chiesa e con un banchetto, per festeggiare l’avvenimento.
A Cansano, nonostante si trovi a 835 metri di altitudine, si coltivava la vite: il vino era un bene prezioso, era l’unica sostanza zuccherina che i poveri potevano permettersi. C’erano però delle terribili conseguenze perché erano numerosi i casi di epilessia spesso dovuti all’abuso di vino e che si verificavano soprattutto nelle prime notti di matrimonio. Questo spiega il culto per San Donato, protettore dall’epilessia.
La chiesetta di san Nicola fu restaurata e ampliata con i fondi raccolti e inviati dagli emigranti cansanesi, soprattutto minatori nel Colorado. L’episodio è illustrato sul soffitto della chiesa, dove è rappresentata la partenza degli emigranti con il bastimento e poi nelle miniere.
Nel ‘600 i cansanesi diventarono costruttori di calcare, per produrre la calce. Si recavano nella campagna romana a settembre e ritornavano a fine maggio. Il Santo protettore era diventato San Giovanni Battista, una figura importante perché in questa occasione avvenivano battesimi, cresime e comunioni. Il ruolo del compare, che era rientrato in paese, era quello di accorrere in aiuto nei casi di difficoltà, come la morte del capofamiglia, e in questo caso preparare il “consolo”, il pasto funebre.
Le comunità di cansanesi hanno mantenuto all’estero le proprie tradizioni: il 24 giugno a new York si svolge la processione di San Giovanni battista; il 6 dicembre, a Toronto e Montreal si prepara il pane di san Nicola e viene distribuito a tutti.