Istituito nel 1992, insieme al Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, si estende per circa 75000 ettari nelle province di Pescara, L’Aquila e Chieti interessando 39 comuni.
La Majella è un imponente massiccio montuoso che si estende per 30 km in direzione Nord-Sud nel cuore dell’Abruzzo. La cima di monte Amaro con i suoi 2795 m è la seconda vetta più alta dell’Appennino dopo quella di Corno Grande. Diverse altre cime del massiccio (M. Acquaviva 2737 m, M. Pesco Falcone 2657 m, M. Macellaro 2636 m …) superano i 2600 – 2700 metri, con circa il 50% del suo territorio posto al di sopra dei 2000 metri di quota. Queste montagne hanno tutte una conformazione tondeggiante e sono caratterizzate da vasti altopiani d’alta quota che conferiscono al paesaggio atmosfere simili a quelle della tundra norvegese o delle Higlands scozzesi. Ma tutta questa armonia è rotta da stupendi valloni che tagliano come colpi di spada il versante orientale del massiccio. I più spettacolari sono il vallone di Fara San Martino, quello di Taranta Peligna, quello di Pennapiedimonte e lo splendido canyon della valle del fiume Orta.
Qui come in pochi altri luoghi la grande Wilderness si mescola in maniera quanto mai evidente alla grande cultura creando un intreccio indissolubile tra natura e la presenza umana.
La presenza di comunità di cacciatori della specie Homo erectus in questi luoghi risale già al Paleolitico (800.000 anni fa). 35.000 anni fa compare l’Homo sapiens.
Qui insieme alla presenza dei pastori, che in tutto l’Appennino abruzzese praticano questa attività da oltre 4000 anni, la vera particolarità è l’elevata presenza degli eremiti. In nessun altro luogo in Europa si riscontra una così alta concentrazione di eremi e luoghi di culto. In totale tra chiese, eremi ed abbazie se ne contano oltre 40 ed i più famosi sono quelli legati alla figura di Pietro Angeleri, divenuto nel 1294 Papa Celestino V. Tra tutti, vanno senz’altro visitati, oltre ai famosi S. Spirito a Majella e S. Onofrio al Morrone, quelli di S. Bartolomeo in Legio, S. Giovanni e S. Onofrio all’Orfento e la Madonna dell’Altare tra i boschi del Porrara.
Tra questi straordinari altopiani d’alta quota, nei suggestivi canyon ed accanto agli eremi più isolati il Parco della Majella offre un notevole patrimonio di biodiversità. La mugheta a Pino mugo (Pinus mugo), costituisce la fascia degli arbusti contorti più estesa dell’Appennino, ed uno degli habitat più peculiari della Majella, localizzata nella fascia altitudinale compresa tra i 1.700 ed i 2.300 metri.
Le specie di vegetali superiori identificate nel parco ammontano ad oltre 2100 (il 65% della flora abruzzese e il 37% di quella italiana) con un gran numero di endemismi che ammontano a ben 142 specie (12% della flora endemica italiana). Le entità endemiche per eccellenza sono sicuramente la Soldanella del Calcare (Soldanella minina) e il Fiordaliso della Majella (Centaurea tenoreana), l’Aquilegia della Majella (Aquilegia magellensis), il Giaggiolo della Marsica (Iris marsica), l’Adonide ricurva (Adonis distorta) e la Stella alpina appenninica (Leontopodium nivalis), solo per citarne alcune.
La fauna non è da meno, e specie rare o in via di estinzione, hanno trovato su queste montagne gli ecosistemi adatti alla loro sopravvivenza. Prime fra tutte la lontra (Lutra lutra) che sopravvive nei fiumi Orte ed Orfento.
Tra i mammiferi oltre alla presenza dell’orso (Ursus arctos marsicanus), del lupo (Canis lupus), del cervo (Cervus elaphus) e del capriolo (Capreolus capreolus) da qualche anno sono stati reintrodotti con successo i camosci d’Abruzzo (Rupicapra pirenaica ornata) che un tempo abbondanti, erano stati estinti su questo massiccio a causa della caccia e del bracconaggio alla fine del secolo scorso.
Tra gli uccelli, oltre all’Aquila reale (Aquila crysaetos), del Falco pellegrino (Falco peregrinus) e dei gracchi alpini (Phyrrocorax graculus) e corallini (Phyrrocorax phyrrhocorax), va segnalata la presenza del raro Piviere tortolino (Charadrius morinellus) che ha trovato sulla Majella l’ultimo rifugio dell’intera area mediterranea per nidificare.
Qui sopravvive tra i cespugli d’alta quota anche la rara e sfuggente Vipera dell’Orsini (Vipera ursinii).
Il parco offre inoltre una moltitudine di magnifici centri storici spesso arroccati sulle pendici della montagna.
Meritano, tra questi, senz’altro una visita Pescocostanzo, Pacentro, Guardiagrele, Roccacasale.